Grande maxxi
Luogo: Roma
Stato: concorso
Programma: museo/ parco urbano
Scala: 10.000 mq
Team: Gico Studio, Giovanni Glorialanza, BPG R&S, caarpa

La permeabilità del suolo, la depurazione dell’aria, la mitigazione della temperatura e la diversità botanica sono caratteristiche che unitamente al programma funzionale concorrono a muovere la volontà progettuale. La piazza Alighiero Boetti è un ingresso dalla superficie interamente minerale, un vuoto che per dimensione e linguaggio si presenta come il maggiore spazio esterno del MAXXI. La flessibilità che scaturisce dalla scala e dalla tipologia di pavimentazione, non è sufficiente a determinare un approccio sensibile al presente e al futuro, ma tali caratteristiche vengono assunte come qualità peculiari di un elemento che possa trovarsi inserito all’interno di un sistema complesso dall’alto valore ambientale, dotato di spazi non consequenziali e programmaticamente diversificati. Il confine lungo via Masaccio, che accompagna il fronte settentrionale del complesso museale, oggi caratterizzato nella quasi totalità da superfici minerali attraversate da alcuni filari alberati, si configura oggi come mera superficie residuale. L’interezza degli spazi liberi che viene a trovarsi tra piazza Alighiero Boetti, il nuovo edificio e via Masaccio viene utilizzata per la piantumazione di un bosco all’interno del quale radure di varie dimensioni, collegate attraverso percorsi sinuosi, possano accogliere funzioni diverse. Il già presente “Populus nigra italica” viena affiancato da “Cercis siliquastrum Koelreuteria paniculata”, “Gleditsia triacanthos” concorrendo alla formazione di una selva selezionata non solo per un aspetto formale ma per rispondere positivamente alle difficili condizioni ambientali proprie delle città. Alla base di esso un sottobosco composto da una moltitudine di varietà dal portamento a cuscino e prostrato (Tiarella cordifolia, Geranium macrorrhizum, Carex elata, Bergenia Crassifolia) genera un confine non attraversabile fisicamente ma che visivamente consente di scorgere la scansione delle aree libere. Quest’ultima per via della non linearità dei percorsi si manifesta in modo variabile realizzando un paesaggio sempre mutevole. Orto didattico, playground, ristorante, aerei eventi e la stessa piazza Alighiero Boetti sono radure tematiche di un bosco urbano che si propongono Sistemazioni esterne e 3 paesaggio Grande MAXXI – Relazione Illustrativa 7 di 10 come funzioni aggiuntive ma non esclusivamente vincolate al MAXXI. Spazi che possano essere fruiti indipendentemente, contemporaneamente e che arricchiscano la possibilità di fruizione degli spazi esterni del museo. La vegetazione tutta diventa un’occasione per la comprensione del ciclo vitale delle piante, dell’edibilità di alcune di esse e del loro mutamento apparente durante le stagioni. Una parte del bosco si presenta inoltre allagata a ricordare come il quartiere sorga sull’alluvionale Prata Flaminia, per millenni inondata e con caratteristiche ambientali scomparse. Il posizionamento dell’edificio consente inoltre l’occasione di mettere il tappeto vegetale in relazione con l’emergenza che caratterizza l’area: la Basilica di Santa Croce al Flaminio. L’abside, insieme al nuovo edificio e alla palazzina bianca racchiude un’ulteriore radura sulla quale si posano due degli elementi esterni di risalita all’addizione proposta. Una terza rampa si immerge nella parte principale del bosco urbano consentendo di collegare la terrazza,una radura posta in quota, attraverso un sistema altrettanto complesso e diversificato rispetto a quelle a valle. La moltitudine delle varietà che compongono il sottobosco si dispone su tutta la superficie piantumabile lungo via Masaccio raggiungendo così l’area attualmente adibita a parcheggio, carico/scarico. Per perseguire il maggior rinverdimento possibile vengono utilizzate delle vasche di grandi dimensioni ma di sezione ridotta che possano accogliere il sottobosco senza compromettere i solai esistenti. La fluidità dello spazio del MAXXI suggerisce la prosecuzione in quest’area del percorso interno, realizzando così un’addizione direttamente collegata, che aumenti l’offerta espositiva. Tre stanze vegetali, traguardabili ma differentemente programmabili sono il luogo deputato ad allestimenti specifici che non possono essere effettuati internamente. A chiudere la sequenza delle stanze vegetali, un paesaggio minerale si contrappone all’orizzontalità del sottobosco configurandosi come un’emergenza rocciosa. L’innalzamento di forme lapidee artificiosamente naturali conclude visivamente i percorsi nascondendo inoltre la rampa di accesso al parcheggio.